Il linguaggio non-verbale in Israele

 

Circa 20.000 anni fa, stimano i ricercatori, gli esseri umani hanno iniziato a comunicare tra loro tramite parole e segnali. Ma molto prima, e in quasi tutti gli animali, i gesti e il linguaggio del corpo sono considerati una parte significativa della comunicazione.

Gesti come le espressioni facciali, il volume e il ritmo della voce, o la posizione del corpo, ci forniscono informazioni importanti sull’umore della persona che stiamo guardando o sui suoi sentimenti nei nostri confronti. Nella comunicazione basata sul corpo, è difficile falsificare i messaggi e cambiarne i gesti.

In definitiva, ciascuno di noi appena nato ha imparato prima a comunicare con dei segni non verbali. L’intonazione della voce per segnalare dolore, disagio, paura ecc.; lo sguardo per riconoscere i volti rassicuranti e l’ambiente, la luce e il buoio; l’udito, per ascoltare suoni e voci note e rassicuranti e dare feedback all’ambiente.

Questo è probabilmente uno dei motivi per cui tutti consideriamo il linguaggio del corpo più affidabile e autentico rispetto alla lingua parlata.

Girando il mondo, rimarremo sorpresi nello scoprire significati completamente diversi dei gesti del linguaggio del corpo nei vari paesi. Ad esempio, il segno “va tutto bene” in cui solleviamo il pollice dal resto delle dita chiuse nel pugno, non è altro che un movimento scortese in alcuni paesi islamici.
Il segno “V” con le dita è accettato come segno di vittoria in Occidente; ma in Australia un tale segno indica disprezzo e movimento osceno. Alcuni gesti, invece, come alzare la mano, tenere le mani in tasca o fissare una persona, sono anch’essi aspetti della comunicazione non verbale ma che in realtà ci è più facile controllare.

 

Ecco qualche indicazione sul linguaggio del corpo in Israele.

Il linguaggio non-verbale israeliano è un po’ diverso da quello delle culture occidentali, seppure abbia alcuni punti in comune con quello italiano. Gli israeliani, in generale, hanno integrato degli elementi della Comunicazione tipica del Mediterraneo, con altri elementi introdotti dagli immigrati dai paesi europei. A questo si somma un temperamento piuttosto reattivo: le persone qui esprimono le loro emozioni più apertamente e nervosamente rispetto a quelle di provenienza occidentale.

Pertanto, i loro movimenti del corpo, il volume della voce e i loro movimenti facciali esprimeranno solitamente più emozioni, reattività o aggressività rispetto, ad esempio,  alla comunicazione non verbale degli italiani.

Gli israeliani solitamente tendono ad accompagnare le loro opinioni con

  • ampi movimenti delle braccia
  • smorfie del viso
  • invasione dello spazio personale (che è di 60 cm. circa), arrivando fino al contatto diretto, ad es. una mano sul braccio o sulla spalla dell’altro
  • movimenti circolari delle mani

In altre culture l’uso di molti gesti delle mani durante il discorso indica maleducazione e volgarità, sebbene nel nostro caso sia consuetudinario e accettabile.

Il linguaggio non-verbale israeliano contiene anche movimenti e segni molto comuni che  solo qui simboleggiano un significato unico. Un israeliano che segnala con le dita “aspetta un momento”, tiene il palmo della mano verso l’alto, le dita raccolte, e lo agita uno o due volte dall’alto in basso; non sarà compreso altrove che in Israele. In Italia invece quello stesso è un gesto scortese e volgare per dire “ma che vuoi?”.
Oppure per chiedere “che succede, che cosa pensi” si ruota il palmo della mano un paio di volte.

Per una rassegna più ampia della cultura locale, leggi l’E-book “Lavorare con i manager israeliani. Decodifica della loro cultura e mentalità

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